Tirreno e Cgil: chi non muore si rivede

Posted: Aprile 20th, 2011 | Author: | Filed under: General | Tags: , , | Commenti disabilitati su Tirreno e Cgil: chi non muore si rivede

tratto da senza soste.

In città sono sempre di più le situazioni di precarietà e di irregolarità riscontrabili in molti luoghi di lavoro. Il principale giornale e il principale sindacato arrivano sempre in seconda battuta

Se a Livorno ci fosse Mourinho definirebbe il Tirreno “Zeru inchieste” e la Cgil “Zeru vertenze”. I due principali attori della città che raccontano e operano nel mondo del lavoro sono in netta difficoltà rispetto alla crescente precarietà che imperversa.

Non c’è da stupirsi, sia il foglio di viale Alfieri che lo pseudosindacato di via Giotto sono figli prediletti di babbo Pd e la principale funzione a cui vengono indirizzati fin da piccoli è una: non disturbare il manovratore.

Però succede che in città ogni tanto emergono situazioni imbarazzanti, giovani sfruttati, situazioni di totale irregolarità contrattuale e allora Tirreno e Cgil devono sostenersi a vicenda, in un gioco di reciproca legittimazione. Nel giornale di ieri infatti viene denunciata la storia di alcune lavoratrici che si sono rivolte alla Cgil per fare causa ad una società. Ma non è dato sapere chi, quanti, come e perché. In cima alla pagina però si ricorda gli ultimi due casi clamorosi: Mtm e Starweb. Questa accoppiata della stagione 2010-2011 è diventata l’esempio di come la precarietà e la giungla contrattuale si sia estesa dalle società di servizi anche al settore manifatturiero e metalmeccanico. In passato le attenzioni erano rivolte invece a Telegate (diventata ora People Care) e anche a Ipercoop simbolo di un disagio diffuso nella grande distribuzione, dove l’egregio lavoro del sindacato di base Usb ha evitato degenerazioni come altrove.

Abbiamo dunque rammentato 4 luoghi di lavoro che hanno fatto la storia della precarietà e dei contratti atipici in questa città. E ogni volta Tirreno e Cgil si sono accodati ad altri che hanno scovato le situazioni o organizzato proteste.

Telegate, mentre il vescovo benediva il miracoloso call center di Guasticce e la parte politico-sindacale se ne prendeva il merito, le uniche voci dissonanti furono quelle dei Precari Autorganizzati, collettivo di giovani precari legati al Csa Godzilla, che andarono a guastare la festa dell’inaugurazione. Nel giro di pochi mesi il miracolo si trasformò in un incubo con 400 lavoratori tutti a progetto con scadenze trimestrali e un pazzesco turnover che vedeva cambiare anche 50 lavoratori alla volta ogni mese. Le lotte a livello nazionale dei precari dei call center iniziarono a far cambiare rotta (il ministro Damiano dovette far uscire una circolare a riguardo per porre un freno alla giungla) fino a quando una causa vinta da un’operatrice di Telegate con l’aiuto dei Cobas costrinse il call center di Guasticce ad assumere a tempo indeterminato oltre 300 operatori. La Cgil prima della sentenza accusava i Cobas di far chiudere l’azienda, di fare il male dei lavoratori e di far spendere i soldi per cause inutili.

All’Mtm, fabbrica in zona Interporto di montaggio di impianti a gas sulle auto, la dinamica è stata simile. Il caso emerse dopo un’intervista di senza Soste ad un operaio che denunciava condizioni di lavoro pessime e solo 1 assunto su quasi 400 operai, quasi tutti interinali, divisi fra Ospedaletto e l’Interporto. Dopo poco furono tutti trasferiti all’Interporto fino a raggiungere quasi 700 dipendenti a fronte di una manciata di assunti. Il Tirreno arrivò dopo la polvere, quando perfino AnnoZeroRepubblica si occuparono del caso. Fuori dai cancelli a volantinare però c’erano solo i Cobas che avvisavano gli operai che tutto ciò era illegale. L’azienda intanto si accordava con Cgil, Cisl e Uil per mettere una pezza: 110 assunzioni nel giro di un anno. Ma sotto la spinta dello scandalo ormai esploso furono costretti ad assumere tutti subito (meno male, visto che dopo poco poi sarebbero andati tutti in cassa integrazione a causa degli incentivi gas tagliati dal governo). Poi ci fu la beffa della cassa integrazione ai precari promessa il giorno prima delle elezioni e rinnegata il giorno dopo.  Nel frattempo molti lavoratori, qualcuno individualmente altri con i Cobas, hanno fatto causa all’azienda e fra poco si arriverà a conclusione. Naturalmente su Il Tirreno si sono confezionati articoli in cui la Cgil, dopo la polvere, si vantava di aver fatto le cause quando per mesi le aveva avversate in tutte le maniere.

Starweb, call center al piano di sopra della sede Cgil, la storia si ripete. Questa volta a denunciare il caso è stato il collettivo precari di WakeUp Livorno che sfruttando la data nazionale del 9 aprile contro la precarietà, ha fatto un flash mob con striscione gigante srotolato da “Palazzo Cgil” e attraverso propri canali e Senza Soste ha diffuso un’intervista ad un operatore che denunciava le condizioni di sfruttamento e uno stipendio base di 320 euro al mese. Il dato simpatico è che nel resto d’Italia la Cgil era fra i promotori dei Comitati 9 aprile contro la precarietà ed in molte città ha partecipato a proteste, flash mob e manifestazioni. A Livorno invece no, non si sono sentiti nemmeno in dovere di porsi il problema di cosa fare il 9 aprile, trovandosi in clamoroso imbarazzo dopo l’azione dei precari proprio nel loro palazzo. Ma niente paura, Il Tirreno è arrivato in  soccorso a sirene spiegate ed ha subito intervistato la responsabile dei precari Cgil che ha sguainato la spada in difesa dei precari di tutto il mondo. Oggi veniamo a sapere che la Cgil incontrerà i precari Starweb. Meglio tardi che mai.

Morale della favola? Meno male che a Livorno c’è chi, gratis, fa militanza, informazione e sindacato perché se si aspettasse i lautamente pagati giornalisti e sindacalisti saremmo una città ancora più arretrata di quello che già siamo, periferia di ogni conflitto e di ogni innovazione e palude inespugnabile.

Franco Marino


 


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